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Blog di Emanuela Katia Pilloni

La memoria è lo scriba dell'anima.

Su Scrusorgiu di Efisia e Su Pipiu de Oru

  Su Scrusorgiu di Efisia e Su Pipiu de Oru     Per Omero, Gi-gun (Ogigia) era omphalos in quanto luogo sacro prescelto da Calipso, la dea che avvolge – occultando alla vista dei più – il locus amoenus per eccellenza: l’isola della dea dell’amore. Kalipso è infatti colei che, al pari di Afrodite, nasconde entro il suo ventre il seme della vita, garantendo fertilità e discendenza....

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Il museo del crudo di San Sperate

        Il Paese San Sperate è un centro abitato situato a circa km 18 da Cagliari, nella fertile pianura del Campidano. Il terreno si presenta quasi uniformemente piano, solcato dai due corsi d’acqua del Rio Mannu e del Rio Flumineddu (che scorrono da Nord – Est a Sud – Ovest) e ricco di sorgenti e di falde acquifere superficiali, is arrius e i mitzas: Sa Mitza de Piscinortu,...

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San Sperate è così: ti lascia sempre qualcosa da ricordare.

San Sperate è così: ti lascia sempre qualcosa da ricordare.   Talvolta è il leggero profumo della menta che riveste (come un tappeto di seta) le strade battute dal Santo, ad inebriarti i sensi, mentre i colori dell’iride che si affacciano in ogni via addobbata a festa, rivestono gli occhi di stupore. Talvolta la mimesi della realtà vive con meravigliosa concretezza più nel ricordo che nel...

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Su sabatteri

Su sabatteri     “Le scarpe parlano. E dicono tanto, non solo dei piedi e della postura di chi le possiede. Raccontano l’anima. Mio padre conosceva le scarpe e le persone. È uno dei segreti del mestiere”. Tuo padre era ciabattino? “No, sabatteri. C’è una bella differenza”. Sì, c’è una grande differenza. La stessa che intercorre fra l’arte e l’artigianato. E ad Ignazio Tolu questo non sfugge per...

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Tzia Peppina e l’imprenditoria femminile ante litteram.

Tzia Peppina e l’imprenditoria femminile ante litteram. Pobiddu e mulleri. A San Sperate il ruolo femminile non subordinato a quello maschile è evidente anche dal lessico familiare. La moglie non è “pobidda”, femminile di pobiddu, come invece in molti paesi del campidano ma mulleri. Ha una sua ragion d’essere autonoma che prescinde etimologicamente e culturalmente dal rapporto con la componente...

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Sa domu de su Marchesu

  San Sperate Sa domu de su Marchesu     Geomorfologia   San Sperate è un centro abitato situato a circa km 18 da Cagliari, nella fertile pianura del Campidano. Il terreno si presenta quasi uniformante piano, solcato dai due corsi d’acqua del Rio Mannu e del Rio Flumineddu (che scorrono da Nord – Est a Sud – Ovest) e ricco di sorgenti e di falde acquifere superficiali, is arrius...

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Brebus e Nuus nella stregoneria speratina

    Relitto di una preistorica civiltà matriarcale che neppure i secoli della (maschilista) dominazione romana hanno saputo ribaltare del tutto, la Sardegna non prescinde mai dal rito. Anzi. È essa stessa un ritus, un ordine prescritto dei rapporti fra gli dei e gli uomini e degli uomini fra di loro, di cui la donna è sempre stata, a un tempo, l’officiante e la vittima sacrificale.  ...

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Su sattu adessi cosa po ommisi, ma deu appu trabbalau cant ’e ommini!

  Il sardo ha una capacità di sintesi e un’incisività sconosciuti all’italiano, ma ben nota a chi, accingendosi a traslarlo, percepisce l’imbarazzo di castrarne la forza evocativa: “Su sattu adessi cosa po ommisi, ma deu appu trabbalau canti ’e ommini!”. Le parole sono signa rerum e la lingua sarda è gelosa dei suoi tracciati, dei suoi sentieri, fin quasi all’intraducibilità, come...

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Is paixeddas. Un’antica tradizione tra sacro e profano.

  Un paese gioiosamente animato dal chiacchiericcio dei bambini, i campanelli che suonano continuamente e un ritornello, un’antica litania, divenuta ormai un ossessivo adagio: “paixeddas!”. Il 2 novembre a San Sperate è festa grande, ricorrenza imperdibile per i piccoli in età scolare, che, muniti di zaini, affollano le vie del paese in cerca di leccornie. Una consuetudine festosa,...

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Santa Barbara e la sua chiesa  

      Barbara era una vergine bellissima, oggetto del desiderio di tanti pretendenti. Il padre Dioscuro, per preservarne la purezza, fece rinchiudere la figlia in una torre costruita appositamente per lei. Ma questo non impedì alla fanciulla di consacrarsi a Dio. Prima di entrare nel torrione, infatti, si immerse in una piscina d’acqua per tre volte, ripetendo: Battezzasi Barbara nel nome...

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